Transazione annulla-clausole

Transazione annulla-clausole

Posted on giu 15, 2015 in News

Transazione annulla-clausole

Tribunale di Alessandria: l’accordo non novativo non impedisce la causa

La transazione non novativa (quella cioè con cui si estingue un debito ma si lascia in vita il contratto) consente al cliente di eccepire comunque la nullità di (“vecchie”) clausole anatocistiche, di rinvio agli usi “piazza” e quelle sulla Commissione di massimo scoperto (Cms). Questo uno dei principi espressi dal Tribunale di Alessandria con sentenza del 21 febbraio scorso con cui una banca è stata condannata a restituire a un cliente 24mila euro.
Il Tribunale ha innanzitutto affermato che la transazione non novativa non impedisce al cliente di avanzare domande di nullità delle clausole contrattuali proprio perché la transazione non si sostituisce al precedente contratto. Sulla base di questo principio, il Tribunale ha stabilito la nullità della clausola con cui si erano determinati i tassi con rinvio agli usi praticati sulla “piazza” nonché di quella che ammetteva il “vecchio” anatocismo (su questo argomento si veda anche l’articolo a destra mentre per il “nuovo” anatocismo si veda articolo sopra).

Il giudice, inoltre, ha affermato che il “vecchio” anatocismo è da ritenersi vietato con ogni cadenza (trimestrale o annuale) anche dopo l’entrata in vigore della delibera Cicr del 9 febbraio 2000 (che lo avrebbe reso lecito purché applicato con pari periodicità sia sugli interessi attivi sia su quelli passivi) in quanto è mancata una specifica approvazione del cliente. Secondo il giudice, infatti, non è sufficiente la comunicazione in «Gazzetta Ufficiale» della pari periodicità della capitalizzazione ma è necessario un accordo tra le parti che, nel caso in questione, è mancato. Il Tribunale, poi, ha dichiarato nulla anche la Cms in quanto “indeterminata” posto che nel contratto non erano specificati i criteri di calcolo né la periodicità. Il giudice ha ribadito che per la validità della Cms è necessario che il cliente abbia chiara consapevolezza, fin dalla stipula del contratto, dell’entità del sacrificio economico conseguente all’affidamento di una data somma.

Il Tribunale ha quindi condannato la banca a pagare 24mila euro al cliente sulla base di una Consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) nella quale è stata eliminata ogni forma di capitalizzazione, ogni somma a titolo di Cms e sono stati applicati come tassi sostitutivi quelli di cui all’articolo 117 del Tub.
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