Le polizze salvarata restano care

Le polizze salvarata restano care

Posted on giu 24, 2015 in News

Le polizze «salvarata» restano care

Rilevazione di Plus24 in attesa degli esiti dell’indagine Ivass: i costi delle Cpi possono superare il 70%

Non c’è prestito senza polizza e non c’è proposta di mutuo in cui non venga affiancata una soluzione di protezione, per rendere la pratica più “celere”. La ripresa dell’offerta di finanziamenti va a braccetto con la raccolta assicurativa delle Cpi (Credit protection insurance, polizze di protezione del credito).

 

Si stima che i premi raccolti nel 2014 nel solo Ramo danni siano stati pari a circa 900 milioni a cui si deve aggiungere una, probabilmente maggiore, componente Vita (Tcm, assicurazione temporanea caso morte). Entrambi i dati sono destinati a crescere in questo 2015 in cui, secondo l’ultimo osservatorio Credito al dettaglio di Assofin-Crif-Prometeia, l’erogazione di credito al consumo nel primo trimestre 2015 è in ripresa (+9,3% dei volumi erogati) come anche i mutui(+4,7%). La tendenza in atto all’aumento della durata dei prestiti innalza anche i premi di assicurazione che sono legati all’arco temporale da coprire. Si tratta di importi molto ingenti: per un mutuo ventennale da 200mila euro il premio richiesto è di circa 10mila euro che sale a 16.700 per durate di 30 anni (ipotesi di uno dei prodotti sul mercato con caricamenti al 40 per cento).

Anche per questo il settore è da tempo sotto il faro Ivass, l’Authority assicurativa che ora, insieme alla Banca d’Italia, sta predisponendo un nuovo provvedimento. La lettera al mercato attesa non è ancora stata resa nota e, come già scritto, il 5 giugno si è tenuto a Roma un confronto tra le due Authority e le associazioni di categoria, le compagnie, i gruppi bancari e finanziari e i consumatori proprio per presentare le linee di intervento. Ora le associazioni (Assofin, Abi e Ania) stanno inviando le loro osservazioni sulle soluzioni prospettate da Ivass e Banca d’Italia che si sono rimesse a tavolino per provare a incentivare l’introduzione di buone prassi degli intermediari.

Durante il dibattito non sono mancati scambi di opinione dai toni accesi tra consumatori e l’industria, che ci tiene a sottolineare che queste polizze sono utili in quanto consentono di aumentare la protezione (in particolare nel settore della perdita impiego). Ma i consumatori hanno fatto anche notare che il mercato è ancora tutt’altro che perfetto. In effetti sotto i riflettori di Banca d’Italia e Ivass al momento ci sono «delle criticità che vanificano il raggiungimento dei benefici e sono di pregiudizio ai consumatori», come ha spiegato Elena Belizzi, responsabile del servizio tutela consumatori Ivass. Ci sono ancora dei difetti strutturali che andrebbero corretti. All’Authority risulta che «sul mercato si stiano realizzando ancora vendite forzate, inoltre c’è insufficiente libertà di scelta dei clienti e scarsa concorrenza — spiega un documento delle Authority —. Quanto alle caratteristiche tecniche dei prodotti, esse non sempre sono adeguate alle esigenze dei clienti (sotto accusa ci sono soprattutto le garanzie rotanti in funzione dello status del cliente), inoltre si sono registrati rifiuti del pagamento di indennizzi e, soprattutto, i costi restano elevati».

Ma a quanto ammontano questi costi? In attesa della nuova indagine annunciata dall’Ivass sul modello di quella già realizzata nel 2011, Plus24 ha analizzato alcuni prospetti delle polizze Cpi esistenti. Dall’analisi limitata ai gruppi principali e riportata in tabella emerge che la parte di premio non destinata alla copertura tecnica e trattenuta dalla compagnia è comunque ancora elevata: si va da un minimo del 35%-40% per le polizze bancarie legate ai mutui, fino ad arrivare al 76% per i finanziamenti. Come pure molto elevata è la componente di questi costi che viene retrocessa dalla compagnia ai collocatori (dal 68 al 100%). Come si può assicurare al meglio un consumatore a queste condizioni, se nelle ipotesi migliori circa la metà del premio non viene destinata alla copertura del rischio (e dunque a vantaggio del cliente) ma viene girata alle stesse banche che già guadagnano sullo spread del mutuo erogato (dove confluisce anche la somma destinata a finanziare la polizza)?

Tra l’altro la copertura assicurativa è utile soprattutto alla banca stessa, visto che assicura il pagamento delle rate qualsiasi cosa capiti al finanziato. Insomma il sistema del credito ci guadagna più volte e questo spiega anche il forte interesse del settore, che pure si è dotato di un codice di autoregolamentazione, affinchè lo status quo sia mantenuto. Eppure nella vicina Francia la tariffazione del rischio è personalizzata e non collettiva; è consentito all’assicurato scegliere le garanzie e modificarle nel tempo. I premi sono periodici, mentre in Italia si tende a richiedere premi unici anticipati (grazie ai quali si incassano subito le commissioni upfront) a beneficio dei bilanci bancari. Tra l’altro, soprattutto nei canali alternativi a quello bancario, c’è anche chi vende polizze con durata non allineata a quella del finanziamento, per poter proporre premi (difficilmente finanziabili dai mediatori) dagli importi più accettabili, salvo poi lasciare l’assicurato scoperto con un importo ancora ingente da pagare per effetto dell’ammortamento alla francese. Altra prassi è sotto il faro delle Authority.

 

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