I bond «valgono» l’87% delle gestioni

I bond «valgono» l’87% delle gestioni

Posted on giu 29, 2015 in News

I bond «valgono» l’87% delle gestioni

 

La fotografia Ivass sui salvadanai Vita che stanno raccogliendo ancora il 60% della nuova produzione

 

L’abbassamento dei rendimenti e la necessità delle banche di vendere prodotti più profittevoli continua a spingere la raccolta assicurativa. Nel 2014 le assicurazioni italiane hanno ottenuto un risultato decisamente migliore rispetto a quello europeo (quasi 15 miliardi di euro) il 20% in più del 2013 in cui già la raccolta era cresciuta, quasi tutto imputabile al Vita. Secondo una ricerca di Swiss Re l’Italia è stata tra i leader di raccota anche a livello mondiale. Nonostante in raddoppio di volumi rispetto al 2013 delle polizze finanziarie (unit linked), «prodotti che come è noto tendono a portare il rischio dalla parte dell’assicurato», come ha fatto notare Salvatore Rossi, presidente Ivass nella sua relazione sull’attività svolta nel 2014, il grosso della raccolta si è registrato ancora sulle polizze rivalutabili legate alle gestioni separate (nei primi mesi del 2015 esse rappresentano ancora il 63% della nuova produzione).

 

Il boom delle polizze Vita tradizionali spinte soprattutto dalle banche negli ultimi anni non è passato inosservato e l’Ivass dedica nella sua relazione 2014 a questi strumenti ormai molto diffusi nei portafogli degli italiani un’analisi molto approfondita, sulla scia della circolare statistica annuale dedicata a questi strumenti che non viene più redatta dal 2012.
L’Authority spiega come tra le polizze Vita a prestazione rivalutabile quelle collegate alle cosiddette gestioni separate costituiscono ormai da anni la gran parte degli investimenti dei rami Vita (90% nel 2014 a valori di carico). Queste sono ricomprese nei rami Vita I e V (di capitalizzazione) e assumono prevalentemente la forma di assicurazioni a capitale differito e miste.

 

Per quanto riguarda il tipo di investimenti dei gestori assicurativi di questi grandi portafogli che non seguono la valorizzazione ai prezzi di mercato, ma che hanno una contabilità al costo storico (che in un certo senso immunizza il portafoglio) il principale investimento utilizzato restano i titoli di Stato: obbligazioni e titoli a tasso fisso ormai da quattro anni sono stabilmente pari all’87% del totale gestito stimato in 388 miliardi di euro, contro i 331,9 miliardi di fine 2013. Quanto al rendimento ottenuto da queste gestioni, secondo i dati Ivass, le gestioni hanno ottenuto risultati stabili nel tempo, a differenza dei titoli di Stato che hanno visto di anno in anno scendere bruscamente i rendimenti: se nel quadriennio 2010-13 i BTp a 10 anni ha sistematicamente battuto quello delle polizze, nel 2014 il rendimento lordo delle rivalutabili considerate nell’analisi (quelle di 13 gruppi pari al 75% della raccolta), è stato ben superiore a quello dei BTp benchmark, rendendo il 3,77% (che diventa mediamente circa il 2,25% al netto del trattenuto ma non delle tasse), mentre il decennale si è fermato all’1,99% (anche questo risultato non tiene conto del prelievo fiscale).

 

Quanto alle sorti di questi strumenti c’è da dire che le polizze di Ramo I legate alle gestioni vengono vendute sempre più in abbinamento con il ramo III, nel tentativo delle compagnie di evitare eccessivi assorbimenti di capitali richiesti dalla direttiva Solvency II per questo tipo di prodotti, in particolare per quei pochi strumenti che prevedono ancora un rendimento minimo garantito (ormai comunque sceso sotto l’area 1,5 per cento).

 

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