Bond, più garanzie sul rischio emittente

Bond, più garanzie sul rischio emittente

Posted on giu 29, 2015 in News

Bond, più garanzie sul rischio emittente

La tutela di chi sottoscrive bond bancari sarà aumentata. Consob e Abi discutono sull’inserimento nei documenti d’offerta di informazioni sul rischio emittente.

 

Lo strumento individuato dall’Autorità è il credit spread della banca inteso «come differenza tra il rendimento di una obbligazione plain vanilla» della banca, «cosiddetto titolo benchmark, e il tasso Interest rate swap (Irs) medio di durata corrispondente».

Il credit spread andrebbe indicato nel prospetto e nelle informative periodiche, specialmente nei casi di tensioni sugli istituti e sui loro bond che facciano allargare la forbice oltre “livelli soglia”. In una lettera del 21 maggio all’Abi, «tenuto conto della consultazione in corso», la Consob conferma «l’idoneità del credit spread ad assurgere a indicatore potenzialmente segnaletico del rischio emittente. Nella rappresentazione dei fattori di rischio operata nel prospetto» l’emittente deve «dare evidenza di rischiosità (riferibili all’emittente e/o allo strumento finanziario) effettive e non potenziali o di “rischi specifici per la situazione dell’emittente e/o degli strumenti finanziari che hanno rilevanza ai fini delle decisioni di investimento”. Il criterio della “significatività” è rilevante anche nei supplementi della documentazione d’offerta».

La Direttiva europea 2003/71 richiede «la pubblicazione di un supplemento al prospetto in presenza di qualunque fatto nuovo significativo, errore materiale o imprecisione relativi a informazioni contenute nel prospetto che possano influire sulla valutazione degli strumenti finanziari».
La Commissione ritiene che «il valore del credit spread debba essere riportato nella documentazione d’offerta laddove segnaletico di un rischio di credito valutato dal mercato come significativo. Laddove si registrino variazioni che rendano il credit spread indicativo di un rischio di credito valutato dal mercato come significativo» sarà necessario un supplemento. La banca emittente «dovrà monitorare nel continuo, durante tutto il periodo di validità del documento di registrazione e in particolare durante i periodi d’offerta le variazioni del credit spread» per eventuali supplementi sia se il credit spread sia stato inserito sia che non sia stato inserito nel prospetto, spiega la Consob. I criteri di calcolo sono esposti in una nota allegata alla lettera e saranno usati da Consob nell’approvazione della documentazione d’offerta e dei supplementi.
Secondo Consob il credit spread dovrà essere indicato nella documentazione di offerta se «segnaletico di un rischio di credito valutato dal mercato come significativo». La documentazione di offerta dovrà essere sempre integrata se il credit spread dell’emittente «calcolato come media dei valori giornalieri sui 14 giorni di calendario antecedenti la data di rilevazione, risulti superiore al valore puntuale del credit spread di un paniere di bond con rating tra BBB- e BBB+ o, calcolato come valore puntuale, risulti superiore di 100 punti base al credit spread del paniere alla stessa data». Il titolo benchmark dovrà essere un’obbligazione plain vanilla a tasso fisso (anche step-up e step-down) «negoziata su mercati regolamentati, sistemi multilaterali o internalizzatori sistematici con durata residua tra 2 e 5 anni. Nel caso di più obbligazioni con tali caratteristiche, dovrà essere individuata la più liquida». La banca dovrà emettere supplementi alla documentazione d’offerta, dice Consob, «se il credit spread non sia stato inserito nel prospetto e, nel corso della validità dello stesso, si verifichino le condizioni previste in precedenza o se il credit spread sia nel prospetto e nel corso della validità dello stesso tale indicatore si incrementi del 20% o di 100 punti base rispetto al valore riportato nel prospetto — o in successivi supplementi — e il valore di tale indicatore sia superiore al credit spread del paniere con rating tra BBB- e BBB+». Inoltre, negli ultimi 14 giorni prima della chiusura dell’offerta, la banca dovrà «attentamente monitorare il proprio credit spread e in presenza di andamenti anomali, espressivi di un significativo peggioramento del suo rischio di credito» dovrà pubblicare un supplemento dalla documentazione, conclude la Consob.

Il 12 giugno l’Abi ha trasmesso alle banche le indicazioni Consob e ha ribadito che comunque gli istituti possono «far riferimento anche ad altri indicatori di rischio emittente usati per i modelli proprietari», ricordando che già ad aprile 2014 Abi aveva sottolineato a Consob le criticità dell’uso del credit spread. L’Abi «pur condividendo il principio che gli investitori devono essere adeguatamente informati sulle situazioni di concreto e significativo deterioramento del rischio emittente, ha ritenuto opportuno rispondere a Consob per evidenziare nuovamente gli impatti» dell’uso del credit spread sulle banche. Sul credit spread degli istituti può impattare ad esempio la variazione del credit spread del rischio-Paese odel paniere di confronto. Abi ha chiesto un nuovo incontro a Consob per cercare «soluzioni di comune interesse che, pur assicurando una corretta informativa al mercato, non penalizzino l’attività di funding delle banche».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore 

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